sono ancora viva, orgogliosa di esserlo
non pensavo che il cambiamento potesse portarmi ad essere senza soldi
me n'ero accorta quando andavo al supermercato con le monete
me ne accorgo adesso, che non posso passare davanti a una libreria
troppa la voglia di comprare, troppo automatica ancora, troppo scontata
bello continuare a trovare delle nuove me, mi sembra sempre di avere uno specchio
un occhio mi guarda sempre, quasi sorpreso, a volte deluso
quanto sono ordinaria, quanto è difficile vedere lo strano, stupire
è un gioco che non mi piace più
non mi piace più quando a giocare non sono io
ma quello che altri han deciso di buttare sul campo
REGOLAMENTO: Il primo partecipante a questo gioco pubblica un nuovo post nel proprio blog titolandolo "7 vizi capitali" ed esponendo di seguito 7 suoi episodi di vita vissuta, aneddoti o pensieri personali con riferimento ai "peccati" sottointesi. I bloggers che risultano invitati a partecipare a tale gioco riporteranno il medesimo regolamento fedelmente oltre che nominare altri 7 bloggers tra i propri preferiti ai quali passare il testimone. E’ importante non dimenticare di far visita ai suddetti nominati lasciando loro un commento pubblico nel quale deve obbligatoriamente comparire la frase: "Vieni a leggermi……e a confessare i tuoi peccati".
Superbia Devi conoscermi bene per chiamarmi superba, dove altrimenti mi giudicheresti distratta, lunatica o pazza. Osservo quei poveri mortali che si affannano a controllare nervosamente l'orologio, che corrono composti per prendere l'aereo, che parlano per ore di vite d'altri, che cercano la felicità, la verità, il potere. Io sono meglio. -zac, fulminata-
Avarizia Ava che?
Lussuria Pecco in tette, quindi le desidero, mi devo fortemente trattenere quando ho una prorompente vicina.
Ira Riesco felicemente a controllarla, perchè colpiva solo le persone che mi vogliono bene. Spunta raramente e solo vengono minacciata 3 o 4 cose che reputo importanti.
Gola Non resisto nè alla pasta al dente nè ai frutti di mare
Invidia Invidio indistintamente ricchi poveri belli brutti simpatici o antipatici, basta che vivano di fronte al mare.
Accidia Ce l'ho. In questo periodo si chiama Nature Park su cellulare.
Passo il testimone a:
Amarilli
Non capisco il senso del buongiorno-buonasera fine a se stesso. Quelle persone con cui ho solo quel superficiale rapporto, subiscono due o tre tentativi di approccio da parte mia; se non vanno a buon fine tolgo pure il saluto. Quando ne parlo con altre persone nella migliore delle ipotesi risulto cafona. Che poi in realtà cafona mi sta anche bene, come discendente di generazioni di contadini. L'associazione mentale a una scena che rivedo spesso mentalmente è immediata.
Salgo la via principale del micropaesino natale di mia madre, nel bellunese. Sono le cinque di sera, uno dei rari orari in cui si è quasi certi di trovare aperta la bottega, quindi incontro diverse persone, almeno tre o quattro. Sani è il saluto lì, tutti lo usano, anch'io. Anche se in realtà non conosco quasi nessuno. Che poi si scopre che siamo cugini come minimo. Sarà solo curiosità ma qui si parla, parlano con me, delle mie origini. Un pezzetto alla volta scopro la storia dei miei nonni paterni, i baccheri, che portavano il vino per il loro bar, con le barche appunto, da Brindisi. Il saluto qui assume tutto un altro significato, è vero, profondo.
Credo sia per questo che mi sento cafona, nel mio intimo.
Abbiamo/ho bisogno di molta autocritica, per compensare l'errore dei miei avi. Dietro la bandiera della ragione, l'occidente si considerava evoluto rispetto alle altre culture, qualcuno ancora adesso. Col risultato che se sto male, non conosco la cura.
Tutte le mie agende, nei primi giorni dell'anno sono piene, alcune comprate apposta per tenere traccia, una sorta di diario, animata da buoni propositi di scrivere. Una settimana, massimo due, poi nel resto dell'anno il nulla. Infatti al posto delle agende ho cominciato a comprare quaderni, dove il tempo lo scandisco io. Invece quest'anno ancora niente, mi sembra che a raccontare quello che mi succede, svanisca la magia di questi giorni, in cui mi sento davvero bene.
questo mio nuovo nipotino, concepito artificialmente a Pasqua, vuole uscire esattamente a Natale.
Troppo avanti!
Ho diversi modi di osservare i miei colleghi, a seconda del momento (esclusa A., cavalla di razza, sprecata tra noi). Attraverso i loro difetti, che mi appaiono come ferite a cielo aperto... soprattutto l'incapacità di contenere la rabbia per un nulla, e quindi l'annullamento della persona. Attraverso il personaggio che si sono costruiti, tutti, con pazienza, giorno per giorno, appositamente... la cosa più insopportabile sembra sia quella di essere dimenticati, di non apparire, che non se ne parli... logica tipica del pubblicitario, d'altronde. E' estremamente più semplice ricordare e quindi pensare a un personaggio, piuttosto che a una persona, con tutte le sue complessità. Attraverso l'aspetto: ostentazione come insicurezza, quando non hanno studiato... quelle palpebre diventate rugose troppo presto davanti al pc; mi riempiono di tristezza però, non posso avvicinarmi troppo. E comunque l'osservazione non può durare troppo, per qualcuno, se no comincia a prudermi tutto.
Dal prurito, ieri, è sorto un modo nuovo: pensavo a quali piccoli fastidi potesse avere ognuno di loro, a livello fisico. Mi piaceva vedermeli lì, imprigionati dal loro piccolo dolore, conoscere i pensieri di quelle facce vuote durante le pause, intrise di fisico, di materiale. Un esercizio migliore di immaginare nuda una persona, o durante un rapporto, dove non riesco ad andare di là dal filmatino, o più spesso una foto. Invece qui, un susseguirsi di amorevoli cure a calli e duroni, sedute sul water, vene varicose che pizzicano, creme su emorroidi, quel mal di stomaco latente, occhiaie non più ben nascoste a sera.... e finalmente degli esseri un pochino umani.