Prevedo a breve giorni impegnatissimi, cercando armature, il necessario per costruire un robot, spade laser ... mi rendo conto che la situazione mi è sfuggita di mano. Prevedo quindi a brevissimo il lancio del televisore giù dal balcone, in modo da estirpare la perversione all'origine, eliminando l'unica ora al pomeriggio in cui una presenza aliena agisce indisturbata sulle loro tenere coscienze.
Come faccia poi ogni volta a perdermi, sempre con gli stessi punti di partenza e arrivo, è una cosa che mi dovrò spiegare, un giorno, in uno dei miei girovagare del cervello. Come faccia poi a seguire certe trame, se ad ogni scena che mi si prospetta, ne aggiungo altre, ed altre, fino ad aprire così tante finestre che non so più qual era da tenere aperta. Con che fortuna riuscirò a farmi capire, se salto sulle parole, lasciandone cadere giù altrettante, nel limbo della mente.
Lo so che è ancora presto, lo so che non ce n'è bisogno, lo so che non è cosa, ma mi càpita in questi giorni di pensare al venticinque dicembre. Leggo. Racconto dopo racconto, dopo favola, dopo fiaba, dopo filastrocca, si srotolano i miei pensieri.
Aperitivo di Natale Amo per la prima volta mio padre, quando prende la bottiglia di Martini bianco e cerca compagni e compagne di bevuta. Anche se non ho l'età... per una volta, posso brindare con loro. Ritrovo gli occhi [finalmente] abbandonati all'oblio di chi per sempre, all'infuori di quella unica ora all'anno, rimane rigido e fedele al suo personaggio. Ora tocca al vino buono del sud, quello dell'annata giusta, che fa parlare forte, ridere e alla fine abbioccarsi. Quel giorno, per mio forte senso di contrasto, rimango lucida.
Quando, negli altri giorni dell'anno, rubo un sorso di Zibibbo, è per assaggiare ancora l'atmosfera di quella [unica] ora.
L'aria è pulita, frizzante, sento il sole sulla pelle del viso. Mi accarezzo: morbida, bimba dalle gote rosse. Le mie ciglia sfiorano manine pronte a donarmi la sorpresa, una pigna ancora odorosa.
Sono sul bordo del sentiero, qualche centimentro e scivolerei giù, per una scarpata con mille strati di foglie, non mortale. Quanto poco utilizzo questo senso, sulle larghe strade asfaltate. Sembrano leggermi nel pensiero i miei bimbi e il terreno, che aprono su un prato in discesa, dove uno grida "Mi Sento Libero" e corro a più non posso, con loro, per essere. Non solo sentirmi. Quando è accaduto il distacco dal bimbo puro, assoluto, che avrebbe urlato "Sono Libero"?
Ci fermiamo prima di arrivare al laghetto. Verde trasparente, forse il riflesso del prato, ombre di trote, di cui via via si distinguono anche i punti scuri sulle squame. L'acqua termina su roccia bianca, che va su dritta per dieci metri, fino all'azzurro intenso del cielo. Profumi del bosco vicino, di bimbi sudati di vita, di terra morbida che si gode gli ultimi sprazzi di caldo.
Comincia il gioco con l'eco, che risponde fedele se ci rivolgiamo alla roccia verticale. Urliamo facendo scappare l'ultimo animaletto indeciso, finchè non ci rispondono altri umani, allora smettiamo, che gusto c'è?
Intanto è l'una, e noi siamo usignoli in cerca di un vermetto, gallinelle d'acqua che vogliono bacche, germani reali che desiderano beccare le alghe del laghetto... insomma abbiamo fame. Così, torniamo alla civiltà.
Quanti specchi di parole ho rotto con le mie urla
sei la calma in persona
non sopporto quel modo di pronunciare le vocali
che bella voce hai
Cosa significa non avere paura.. So che non è fingere
?
E' averne e castrarsi.. Scoprire guardando meglio di non averne.. Allenare la non paura come un muscolo..