Non capisco il senso del buongiorno-buonasera fine a se stesso. Quelle persone con cui ho solo quel superficiale rapporto, subiscono due o tre tentativi di approccio da parte mia; se non vanno a buon fine tolgo pure il saluto. Quando ne parlo con altre persone nella migliore delle ipotesi risulto cafona. Che poi in realtà cafona mi sta anche bene, come discendente di generazioni di contadini. L'associazione mentale a una scena che rivedo spesso mentalmente è immediata.
Salgo la via principale del micropaesino natale di mia madre, nel bellunese. Sono le cinque di sera, uno dei rari orari in cui si è quasi certi di trovare aperta la bottega, quindi incontro diverse persone, almeno tre o quattro. Sani è il saluto lì, tutti lo usano, anch'io. Anche se in realtà non conosco quasi nessuno. Che poi si scopre che siamo cugini come minimo. Sarà solo curiosità ma qui si parla, parlano con me, delle mie origini. Un pezzetto alla volta scopro la storia dei miei nonni paterni, i baccheri, che portavano il vino per il loro bar, con le barche appunto, da Brindisi. Il saluto qui assume tutto un altro significato, è vero, profondo.
Credo sia per questo che mi sento cafona, nel mio intimo.
